venerdì 29 marzo 2013

AUTOLESIONISMO SENTIMENTALE FEMMINILE: Perché le donne preferiscono gli uomini sbagliati

Oggi la Dottoressa Eleonora Salustri ci parla di un tema molto attuale, un tema spesso taciuto se non negato, ma proprio per questo urgente da affrontare. Facciamo riferimento all'autolesionismo sentimentale femminile, il quale sembra affliggere maggiormente le ragazze adolescenti di oggi. 




AUTOLESIONISMO FEMMINILE SENTIMENTALE
Perché le donne preferiscono gli uomini sbagliati


"Io non merito questo, so che è sbagliato ma sento che le cose possono cambiare. Sono sicura che a lui piaccio, ma non vuole dimostrarmelo"
Quante volte abbiamo sentito queste confidenze da parte di qualche nostra amica, conoscente, familiare?

Quante volte ci chiediamo perché le donne continuano a stare con gli uomini sbagliati?

E quante volte qualche vostro amico, sconsolato, cerca dei consigli su: "Perché lei ha scelto quello che lo fa soffrire piuttosto che me che sono bravo?".

A volte non è facile dare una risposta e, molto spesso, ce lo chiediamo anche noi quando vediamo amici delusi perché la loro donna li ha lasciati per un altro.

La ricerca dell'invulnerabilità e dell'insensibilità sentimentale è una della più caotiche avventure della psiche umana.

È il risultato di sofferenze antiche che vanno ricercate negli albori della psiche, causate da genitori rigidi, persecutori, troppo severi o possessivi, da un'educazione sadica, umiliante, dalla voglia di essere già donne adulte mentre ancora si combatte con una famiglia che tende a tarpare le ali.

Il risultato di questo conflitto interno tra la voglia di crescere e l'impossibilità esterna di farlo, si traduce in quella massa di ragazze appena adolescenti che si provocano tagli in ogni parte del corpo con lamette, forbici, coltelli, che si ustionano il corpo con sigarette accese, con la fiamma di un accendino, che si autoimpongono di dover diventare sempre più magre tramite diete spietate, con l'intento di far male a chi le guarda da fuori.

Tutto ciò dovrebbe essere risolto grazie all'aiuto di un terapeuta e, in pochi anni, il primordiale conflitto con i genitori, con la famiglia ossessiva, dovrebbe lasciar spazio ad una regolare crescita della ragazza ormai divenuta donna.

Ci sono però anche dei casi in cui non è così, in cui la ragazza non riesce ad uscirne, sia perché la sua famiglia non si pone in posizione d'ascolto dei suoi bisogni, sia perché non ha mai ritenuto necessario parlarne con una figura esterna.

La maggior parte di queste donne intraprenderà delle relazioni profonde con uomini sbagliati, uomini che le faranno solamente soffrire e stare male.
Queste donne preferiscono questi uomini ai "bravi ragazzi".

Va sottolineato che per relazioni non si intende sempre un rapporto consolidato e duraturo; Accade spesso che le due persone non stanno insieme o non oltrepassano la semplice infatuazione. L'uomo   adotterà  un comportamento ambiguo cercando la sua partner soltanto quando se ne trova lontano, ma allontanandola e sminuendola quando le è vicino. Lei non sarà in grado di rifiutare il partner, nonostante il comportamento di questi sia all'insegna dell'anaffettività, quando non addirittura della violenza e dell'umiliazione verbale o fisica.

Tale condizione della psiche femminile, la quale influenza l'intera persona, può essere chiamata "Autolesionismo sentimentale". E' una psicopatologia molto diffusa in quanto riesce ad unire il masochismo fisico, come il piacere di autoprocurarsi o di farsi recare del male, con l'individualismo nelle sue forme drastiche.

Si può riscontrare principalmente nelle adolescenti e la percentuale della casistica è molto vicina a quella dell'anoressia mentale ( o affettiva ), che tra l'altro può diventare una tra le caratteristiche principali.

In queste relazioni la donna tenderà ad adottare le tecniche sopra elencate (tagli, bruciature, diete forzate) oltre ad una grande quantità di sofferenza, tristezza, lacrime e insicurezza. Ma, nessuna di loro, avrà la forza di abbandonare questo rapporto che tende a logorarle sia internamente che esternamente. Il risultato di tale relazione è l'esclusione da una migliore vita sentimentale, riuscendo, nei casi più gravi, a raggiungere l'insensibilità.

Spesso questi soggetti femminili, hanno la soluzione molto vicina ai loro occhi.  Si trovano a parlare di ciò proprio con gli amici che, contrariamente a quanto avviene nella loro relazione, provano sentimenti d’amore puro.

Messe davanti all’idea di un cambiamento positivo, tendono a tirarsi indietro, a rintanarsi nella pseudo-relazione negativa, a preferire un uomo che le tratta male piuttosto che uno che le rispetterebbe.

Questo perché, nel momento in cui devono relazionarsi con qualcosa di buono, tendono a tirare fuori tutti i dolori del passato, le sofferenze che hanno lesionato il regolare sviluppo della loro psiche.

Non sono pronte ad affrontare tutto ciò, quindi cercano di salvarsi salvando l’uomo che provoca loro del dolore. ( meccanismo della proiezione riflessa )
Cercano quindi di "salvare" l'altro credendo di mascherare l'incapacità di salvare se stesse e alla fine non salvano né se stesse né l'altro.

Non a caso, le donne aventi questa patologia sono giovani e insicure, soffrono spesso di solitudine, hanno poca autonomia e non possiedono un'identità femminile matura.

L'autolesionismo sentimentale coincide con l'affermazione di una personalità introversa, solitaria, iperprotettiva nei confronti di un uomo che non la valorizza né, spesso, si accorge di lei. E' la diretta conseguenza di un rifiuto delle condizioni di vita iperprotettiva imposta dalla famiglia di origine.

Non è facile aiutare queste persone ad uscirne, spesso la maggior parte di loro tenderà ad avere questi comportamenti per tutta la vita, soffrendo in maniera esagerata ogni volta che l’uomo in questione decide di troncare la vera o presunta relazione.

L’unico consiglio è di aiutare queste ragazze a rivolgersi ad uno specialista esterno, magari accompagnandole le prime volte. Solamente in questo modo si potrà dare loro una sicurezza più forte.
L'unica vera strada di guarigione per queste donne è ritrovare sicurezza in se stesse riscoprendo la propria autonomia e completando la loro personalità.

Dott.sa Eleonora Salustri


mercoledì 27 marzo 2013

TORNERANNO ?

Una vecchia teoria ufologica ritiene che l'uomo si sia evoluto grazie ad un intervento extraterrestre. Ma è proprio così che stanno veramente le cose ?
Secondo quanto già trattato nel post "L'essere umano esiste soltanto sulla terra?" questa ipotesi, pur degna di essere presa in considerazione, incontra però degli ostacoli.
Se abbiamo espresso chiaramente la grande diversità che ci può essere tra un essere umano ed un essere non di questa terra, seguendo questa tesi, l'incopatibilità tra noi e "loro" potrebbe essere così grande da non poter costituire affatto una base valida al fine di un contributo alieno alla nostra evoluzione.
Come è possibile vedere in questo grafico l'essere umano è venuto fuori da numerosi tentativi fatti dalla natura, perché dobbiamo tener ben presente che la natura procede per tentativi. Ne deriva che l'evoluzione dell'uomo non è stata affatto scontata, così come non lo è stata la nascita della vita e il suo sviluppo sul nostro pianeta.
Questo grafico ci dimostra che il percorso evolutivo ha preso ben tre strade, due delle quali hanno portato all'estinzione degli ominidi interessati, mentre soltanto una ha portato all'Homo Sapiens.
Immaginate se dal primo ominide si fossero sviluppate soltanto le due strade finite nell'esito dell'estinzione, probabilmente noi non saremo qui a formulare questo pensiero.
Si è a conoscenza che dopo tre milioni di anni le altre due serie di ominidi si estinsero, queste non arrivarono mai ad essere homo erectus e non giunsero mai a sviluppare oltre un certo grado la possibilità di costruirsi utensili.
In realtà esistono testimonianze, almeno in due posti del mondo, di avvistamenti dei cosiddetti Yeti. Queste creature ancora non riconosciute dalla scienza ufficiale appunto perché avvistate soltanto di sfuggita, potrebbero essere degli ominidi che non si sono evoluti in Homo sapiens e sono rimasti allo stato di homo erectus.


Crediamo di conoscere bene quello che ci circonda, ma in realtà abbiamo ancora molto da scoprire sul nostro passato e sul nostro presente. 
Uno studio che possa ritenersi serio si avvale sempre di prove tangibili e in verità nessuno ha delle prove riguardo l'aiutino extraterrestre sulla nostra evoluzione. 
 Tuttavia, il fatto che esseri intelligenti non terrestri non abbiano aiutato la evoluzione non esclude che i nostri antenati non ne siano venuti a contatto.
Di questa probabile realtà, invece si che ci sono le prove.
Esistono pitture rupestri che ritraggono esseri molto diversi dall'uomo, esseri che sembrano provenire da fuori, dato che sono muniti di speciali tute o caschi per adattarsi al nostro ambiente.
Queste pitture sono presenti in Africa e in Australia, luoghi che rappresentano la culla dell'umanità : ossia dove l'umanità ebbe nascita e sviluppo.






Altre zone della terra famose per essere luoghi nei quali sono presenti incredibili tracce di un rapporto con l'esterno, sono il sud america ( piste di Nazca ). Ma qui il nostro scopo non è ripetere ancora una volta notizie già divulgate che più o meno oramai tutti sanno. Lo scopo di questo articolo è capire se i nostri antenati sono davvero entrati in contatto con esseri provenienti dall'esterno abbandonando tutte le facili posizioni che si possano avere a riguardo e mantenendo la massima razionalità possibile.
Anche adottando il principio della logica ci sono infatti molte cose che non tornano. Alcune volte è facile vedere degli astronauti in pitture rupestri che potrebbero rappresentare semplicemente l'uomo. Ma altre volte la differenza morfologica di questi esseri rappresentati è tale da non poter esser ricondotta all'uomo.

Si tratta di pitture autentiche o di artefatti per indurre a credere negli extraterrestri?
Nella foto che ritrae uno strano essere a braccia aperte si vede che il tratto è più marcato di un disegno rupestre che è stato fatto prima. Chi ha disegnato lo strano essere lo ha fatto senza troppa cura, mentre l'autore dell'animale disegnato sotto, ha adottato un estrema cura nel tracciarne l'anatomia.
Le mani dell'essere sono disegnate in maniera approssimativa, infantile, mentre l'animale è disegnato in maniera sapiente e con cura anatomica.
Chi lo ha eseguito lo ha fatto per ingannarci e si è avvalso di uno sfondo rupestre autentico per avvalorarne l'autenticità.
Ciò potrebbe essere avvenuto per molte di queste rappresentazioni, specialmente per quelle che si allontanano di più dalla figura umana per rappresentare la figura aliena.
 Nel mondo dell'ufologia si crede talmente tanto nella tesi del rapporto alieni e uomo, che qualcuno propaganda che questi visitatori dello spazio un giorno torneranno a manifestarsi per far compiere un ulteriore passo evolutivo all'umanità.
In realtà questo compito dell'evoluzione non spetterà a nessun essere proveniente dall'esterno, ma sarà soltanto la natura e il suo corso a portarci verso questa evoluzione.
L'uomo che ha scelto una strada alternativa alla natura dovrà anzi riconciliarsi con essa, perché se da un lato il suo occhio è puntato verso lo spazio infinito, l'altro occhio deve tener conto che egli è stato partorito dalla terra. Rinnegare sua "madre" non lo porterà molto lontano, proprio perché egli è figlio della terra. Probabilmente è un figlio unico e irripetibile, assolutamente non replicato nell'universo. 
Sulla base di alcune considerazioni possiamo però tracciare e immaginare quale sarà la prossima evoluzione dell'uomo. L'evoluzione ulteriore dell'uomo avverrà per amplificazione della sua capacità di osservazione. Ampliando tale capacità l'uomo diverrà un essere multidimensionale, in grado di percepire dimensioni nuove finora poco esplorate o sconosciute.


Direzioni della conoscenza :

Mente

Spazio

quarta dimensione

tempo

luce

energia

microcosmo

macrocosmo

fisica sconosciuta

geometria sconosciuta





sabato 23 marzo 2013

L'ESSERE UMANO ESISTE SOLTANTO SULLA TERRA ?

Spesso la domanda più comune che la scienza e la fantascienza si pongono si impernia sul fatto se esista o meno la vita intelligente su altri pianeti. Ma c'è un'altra domanda altrettanto importante e sconvolgente per l'umanità.

L'essere umano potrebbe esistere anche su altri pianeti ?

Cercheremo di rispondere a questa domanda considerando ciò che la scienza ha scoperto recentemente e non.


Considerando che l'uomo è apparso sulla terra appena nell'ultimo minuto della sua formazione, l'essere umano oltre a non essere sempre esistito è comparso sulla terra come sono comparsi gli altri esseri viventi vegetali e animali.
Tutti gli esseri viventi si sviluppano secondo un percorso evolutivo dovuto all'adattamento. La conformazione degli esseri viventi del nostro pianeta dipende fortemente dalle condizioni di gravità, composizione dell'atmosfera, relazione con l'ambiente. 
Tutti gli animali terrestri ad esempio hanno sviluppato un sistema cardio respiratorio molto simile : un cuore e due polmoni. Lasciando stare gli animali che sono ibridi e che vivono sia in acqua che in terra, l'uomo respira con lo stesso sistema con cui respirano gli altri animali terrestri. 
Considerando che prima di evolversi in essere umano, l'uomo non era altro che un animale antropomorfo ricoperto di peli, molto simile ad una scimmia, si è poi evoluto grazie ad una serie di condizioni favorevoli allo sviluppo cognitivo fino ad arrivare alla capacità di costruire oggetti sempre più complessi, nonché alla consapevolezza di sé e del mondo che lo circonda. La consapevolezza analitica si è sviluppata sempre di più al punto che oggi l'uomo è arrivato a sondare il cosmo con potenti telescopi, ampliando sempre di più la sua conoscenza.
Soltanto l'uomo, quindi, rappresenta sulla terra l'unico essere vivente consapevole di abitare su un pianeta circondato dall'universo.
Ma se pensiamo che l'esistenza dell'uomo intelligente sia scontata o sarebbe dovuta comunque avvenire, siamo lontani dalla realtà dei fatti.
Nell'arco della sua storia lunghissima il pianeta terra ha sviluppato già due volte, scenari di vita nei quali l'uomo non era affatto presente. Questi due scenari sono stati interrotti da due asteroidi 500 milioni e 250 milioni di anni fa. Da queste due interruzioni la vita si è trovata a rinascere quasi da zero dato che era stata quasi del tutto cancellata. 500 milioni di anni fa le specie eliminate dall'asteroide sono state il 99,7 per cento.
Da quell'estinzione di massa nacquero specie di esseri viventi molto più grandi ( i dinosauri ), questo era dovuto alla composizione dell'aria. Invece dal secondo impatto si sviluppò una vita decisamente più minuta e, nel teatro delle specie, comparvero i mammiferi tra cui l'essere antropomorfo da cui si sarebbe sviluppato l'uomo.
Ogni volta la vita si è sviluppata partendo da organismi molto semplici e, per giungere di nuovo alla complessità, ci sono voluti milioni di anni.
Questa analisi scientifica è stata il frutto di anni e anni di ricerca delle prove, ormai non è più un mistero che le cose siano andate così.
Da questo quadro è facile dedurre che la comparsa dell'uomo sulla terra non è scontata, non è affatto una certezza matematica come molte filosofie o religioni amano propagandare o lasciare ad intendere.
Bastava che mancasse all'appello anche una piccola caratteristica e l'uomo non sarebbe mai nato. Se ad esempio quella scimmia antropomorfa non avesse avuto l'indice opponente o se non fosse nata per niente nel teatro del regno animale, il pianeta terra si sarebbe trovato ad avere tutti gli animali tranne quello da cui si sarebbe evoluto l'uomo.
E se la comparsa dell'uomo non è così scontata sulla terra, figuriamoci se lo può essere nell'universo.
Se altri pianeti hanno sviluppato la vita intelligente, questa potrebbe essere molto diversa dall'essere umano e sicuramente lo è.
Gli ufologi non fanno che parlarci di esseri diversi dall'uomo, ma che comunque ricordano l'uomo, in realtà la conformazione dei nostri "cugini" extraterrestri potrebbe essere così lontana e diversa dalla forma umana da renderla mostruosa ai nostri occhi.
Supponiamo anche che le forme nell'universo tendano a ripetersi, questa ripetizione non sarebbe comunque troppo vicina all'immagine antropomorfa, in quanto l'astronomia ci ha appena rivelato che i pianeti simili alla terra hanno tutti una massa maggiore rispetto al nostro pianeta. Quindi se anche vi esistesse un essere umanoide questo avrebbe caratteristiche diverse dalle nostre. Senza dare per scontato che quell'essere intelligente non si è sviluppato dal nostro antenato antropomorfo, ma probabilmente da un altro essere animale alieno totalmente diverso dalla scimmia.
Detto ciò, va da sé che la vita intelligente extraterrestre dovrebbe apparire molto diversa dalla figura umana.
Se ora abbiamo descritto gli elementi di diversità dobbiamo però valutare gli elementi in comune che dovranno essere per forza presenti perché siano di presupposto all'intelligenza. In comune con l'uomo dunque, dovrebbe comunque avere la simmetria del corpo, la posizione eretta e le mani prensili : condizioni indispensabili appunto allo sviluppo dell'intelligenza.
Immaginiamo quindi un essere che abbia comunque due arti e due gambe e cammini in modo eretto.
Nessun quadrupede con le zampe infatti sarà mai in grado di costruire nulla, tanto meno una nave spaziale per giungere fino a noi.
Potrebbe avere comunque tatto, vista e udito più sviluppati, specialmente se si trattasse di una specie più evoluta dell'uomo sicuramente avrebbe il sesto senso e sarebbe capace di una percezione del mondo e delle cose che va oltre lo spazio ed il tempo.
Se è capace di giungere fino a noi è un essere talmente lucido da conoscere profondamente la natura dell'universo e dello spazio, tanto da poterlo attraversare risolvendo il problema delle enormi distanze.
Insomma, seguendo soltanto la logica siamo giunti a ciò che certi contattisti sostengono di aver incontrato : un essere diverso dall'uomo, ma comunque umanoide, che ha capacità e facoltà sensitive e mentali maggiori rispetto all'essere umano.
E se esistono anche dei "cugini" dello spazio che non hanno ancora queste capacità, questi cugini sarebbero comunque diversi da noi in quanto si sono sviluppati sul loro pianeta e non sul nostro.
Così come l'uomo è stato partorito dal pianeta terra, anche loro sarebbero stati partoriti in seno al loro pianeta. Ne deriva che un alieno che arrivasse sul nostro pianeta avrebbe quindi bisogno di una tuta per adattarsi al nostro sistema e la cosa sarebbe valida anche per noi uomini, qualora un giorno ci trovassimo ad aver la capacità di raggiungere i loro pianeti.
ll succo di tutto questo discorso ci lascia dedurre quindi che ogni essere vivente è unico e irripetibile nel suo genere. Se paradossalmente l'uomo si trovasse ad estinguersi, probabilmente non rinascerebbe più e scomparirebbe per sempre dalla faccia della terra e dell'universo.
La terra potrebbe dar vita ad un nuovo essere intelligente, ma non sarebbe più uguale all'uomo anche se molto simile. Sulla terra esistono infatti delle scimmie da cui potrebbero svilupparsi i nuovi esseri antropomorfi.
Il fatto che la vita si realizzi, si sviluppi, si conformi e si evolva ci sembra comunque un magnifico miracolo. A tutti noi ci sembra straordinario che ciò possa accadere, ma forse non lo è. L'universo infatti è un entità nella quale tutto si conforma secondo precise leggi chimiche e fisiche : processi lunghissimi in cui avviene il passaggio tra stato organico e inorganico. 
La scienza ha scoperto che siamo stati partoriti dall'universo stesso e dal "fango"dei primi microrganismi unicellulari, dai quali tutta la vita ha avuto origine.
In pratica è l'universo stesso che con i suoi processi fisici e chimici partorisce la vita.
Secondo quest'ottica la vita è un fenomeno intimamente legato al suo contesto universale e fenomenico. L'universo è generatore di materia e di esseri viventi e ciò fa parte intrinsecamente del suo dinamismo creativo.
Ma non bisogna dimenticare che accanto all'aspetto costruttivo questa entità da noi chiamata universo ha anche quello contrario : ossia quello disgregativo.
Questo ci fa dedurre che l'universo ha avuto un momento di inizio, ma avrà anche un momento di fine. Gli astronomi anno scoperto che le galassie si stanno allontanando tra loro. La fine dell'universo potrebbe essere proprio questa deriva. Tutto finirà per dissolversi e nessuno sa cosa avverrà dopo il dissolvimento.
Non abbiamo motivo di preoccuparcene, noi scompariremo molto prima.
Questo esito ha il sapore di una grande fregatura, soprattutto se  ci illudevamo di essere eterni.
Ma dobbiamo ammettere i nostri enormi limiti. Soltanto l'altro ieri pensavamo che la luna e le stelle fossero sfere lisce di metallo, finché non è arrivato l'inventore del telescopio.
Oggi non possiamo pretendere di essere sicuri sul destino dell'universo. In realtà siamo ancora molto ignoranti.


venerdì 22 marzo 2013

DISTURBO NARCISISTICO DI PERSONALITA’

Dopo aver affrontato l'argomento sulle persone "tossiche" e sul disturbo Borderline, la dottoressa Eleonora Salustri ci descrive il disturbo narcisistico di personalità analizzando in modo specifico il ruolo patologico che il narcisista si trova ad avere nella relazione di coppia. 



“Aveva espresso un pazzo desiderio: che potesse lui rimanere giovane, e il ritratto invecchiare; la sua bellezza restare intatta, e il viso dipinto sulla tela portare il peso delle sue passioni e dei suoi peccati. [...] Pareva mostruoso persino pensarci.”


Oscar Wilde – Il ritratto di Dorian Gray




La società dei nostri giorni vive in quella che può essere definita come “era del narcisismo”;  è una società che si basa su desideri effimeri, svuotati delle tradizioni e dei valori autentici che sono alla base del nostro sviluppo.
Se è vero che il disturbo colpisce una bassa percentuale di popolazione, pari al 2%, è pur vero che, negli ultimi tempi, questa sta aumentando vertiginosamente.

Dal mito di Narciso nasce il concetto di narcisista atto a definire tutte quelle persone in un certo senso innamorate di sé stesse, e poco attente agli altri. 
Nella quarta edizione del DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), il narcisismo è collocato tra i disturbi di personalità del gruppo B, e può avere livelli di gravità diversi: si parte da un livello relativamente “tollerabile”, caratterizzato solamente da un grande amore verso se stessi, fino ad un livello patologico in cui l’altro non viene per niente considerato.

L’individuo avente il disturbo narcisistico di personalità, tende ad essere superiore, ad avere un eccessiva ammirazione e considerazione di sé e, di conseguenza, sarà incapace di provare empatia verso altre persone, di capire che anche gli altri hanno desideri, sentimenti e necessità.

Crede che le sue esigenze vengano prima di ogni altra cosa e che il suo modo di vedere le cose sia l’unico giusto universalmente, mostrando indifferenza rispetto al punto di vista altrui ed incapacità nel coglierlo.

Manifesta, quindi, una forma di egoismo profondo di cui però non è consapevole ma le cui conseguenze produrranno, nello stesso, sofferenza, disagio sociale e difficoltà sia relazionali che affettive.

Tale patologia è caratterizzata da una particolare percezione di sé del soggetto definita “Sé grandioso”: un sentimento talmente esagerato della propria importanza e idealizzazione del proprio sé  che porta a difficoltà di coinvolgimento affettivo. 

I  narcisisti, anche quando hanno la sensazione di avere tutto ciò che desiderano (successo, amore, soldi, ecc.) si sentono costantemente insoddisfatti e attraversano fasi depressive cui non sanno dare una spiegazione.

Anche la riuscita professionale della persona colpita da DNP è frutto di solito  (come quasi tutto nella loro vita) di manipolazione e di seduzione strumentale. Il successo sociale, professionale o finanziario, se c’è, nasce dal suo bisogno di conferme sociali, di consenso, di popolarità; come tale, affondando le radici in un bisogno che può strutturarsi come dipendenza, il suo successo sfocia spesso in catastrofiche rovine e in clamorose smentite.

È loro abitudine esagerare le proprie capacità, apparendo spesso presuntuosi. Credono di essere speciali, superiori, di dover essere soddisfatti in ogni loro richiesta e di avere diritto ad un trattamento speciale in qualsiasi situazione: ad esempio pretendono di evitare di fare la fila e di essere subito serviti da commessi e camerieri; in caso contrario si infastidiscono se devono rispettare attese o regole condivise.

Se l’ “altro” riconosce il loro stato di persone speciali allora verrà idealizzato come persona degna di ricevere la loro compagnia.
In caso contrario reagiranno con rabbia, risultando incapaci di mettersi in discussione e accettare le critiche.

Viene naturale capire quanto possano essere compromessi i loro rapporti con il mondo esterno.

Le relazioni interpersonali sono, infatti, tipicamente compromesse e fallimentari a causa di problemi derivanti dalle eccessive pretese, dalla necessità di ammirazione e dal relativo disinteresse per la sensibilità degli altri. 

Gli individui narcisistici sono spesso invidiosi degli altri, o credono che gli altri siano invidiosi di loro. Tendono a vedere gli altri in chiave competitiva e a lottare per stabilire e mantenere una posizione di supremazia.

Scelgono generalmente partner deboli e sottomessi, che li ammirano e li fanno sentire importanti. Dopo un po’ di tempo, però, si annoiano, si sentono insoddisfatti e vanno alla ricerca di nuovi flirt, volti a stimolarli nuovamente, oppure tentano di trasformare il/la partner, manipolandoli a loro piacimento. 

Anche in amore vivono con un costante senso di competizione e il gusto che traggono dalla relazione e principalmente quello di conquista della “preda”. 

Vivono le relazioni sessuali con forte ansia da prestazione, il che talvolta li rende vittima di disfunzioni sessuali, che per loro costituiscono una tragedia.

È nostro interesse, con il presente articolo, approfondire come si comporta il soggetto narcisista all’interno di una coppia.

Come detto all’inizio, oggi la percentuale di individui con il disturbo narcisistico di personalità sta crescendo quindi c’è più probabilità che una persona si trovi ad iniziare una relazione con uno di loro.

Le cause per cui una donna decide di avere una storia con un uomo con DNP sono molte: sono tante quelle che hanno avuto in passato storie di abusi non elaborate in terapia e tenderanno quindi ad entrare in un vortice senza uscita nel quale si sentiranno sempre più umiliate e non reagiranno perché credono sia giusto così.

C’ è però anche una consistente quantità formata da quelle donne che vedono l’uomo con DNP come uno che sta chiedendo aiuto per essere salvato.
La realtà è che nessuno sta chiedendo loro un aiuto, il narcisista non vuole essere cambiato, né tantomeno salvato.

Anzi, la donna che cerca di aiutare tale individuo, viene considerata come una delle prede più cercate: più “salvatrici” conquista, più aumenta la sua autostima.

Vogliamo ricordare che l’unica persona che per lui conta veramente è sé stesso, solamente sé stesso.

Gli altri (soprattutto le donne) sono soltanto oggetti da manipolare, usare, esibire oppure sono schermi su cui proiettare e scaricare (spesso con violenza)la propria rabbia radicale e il proprio profondo disprezzo nei confronti della donna.

Come suggerisce la stessa mitologia greca, la donna di Narciso, che non a caso si chiamava Eco, finisce con essere la pietrificata ripetitrice delle parole altrui, totalmente svuotata di carne e di anima.

Concludiamo, pertanto, raccomandando di non approfondire una relazione solamente pensando “Io posso salvarlo”, la persona con DNP riesce a svuotarvi nell’anima, spingendovi fino in fondo verso l’abisso.

Non sostituitevi alla figura del terapeuta ma cercate di essere un punto di incontro tra questo e l’individuo con DNP.

Naturalmente, la stessa cosa vale per un uomo che si trova ad avere rapporti con una donna con DNP, se si è parlato di più della donna è perché il disturbo colpisce prevalentemente l’uomo.

Infine, un aiuto su come riconoscere una persona con disturbo narcisistico di personalità.

La diagnosi secondo il criterio DSM IV richiede che almeno cinque dei seguenti sintomi siano presenti in modo tale da formare un pattern pervasivo, cioè che rimane tendenzialmente costante in situazioni e relazioni diverse:

- Senso grandioso del sé ovvero senso esagerato della propria importanza
- È occupato/a da fantasie di successo illimitato, di potere, effetto sugli altri, bellezza, o di amore ideale
- Crede di essere "speciale" e unico/a, e di poter essere capito/a solo da persone speciali; o è eccessivamente preoccupato da ricercare vicinanza e/o essere associato a persone di status (in qualche ambito) molto alto
- Desidera o richiede un’ammirazione eccessiva rispetto al normale o al suo reale valore
- Ha un forte sentimento di propri diritti e facoltà, è irrealisticamente convinto che altri individui/situazioni debbano soddisfare le sue aspettative
- Approfitta degli altri per raggiungere i propri scopi, e non ne prova rimorso
- È carente di empatia: non si accorge (non riconosce) o non dà importanza a sentimenti altrui, non desidera identificarsi con i loro desideri
- Prova spesso invidia ed è generalmente convinto che altri provino invidia per lui/lei
- Modalità affettiva di tipo predatorio (rapporti di forza sbilanciati, con scarso impegno personale, desidera ricevere più di quello che dà, che altri siano affettivamente coinvolti più di quanto lui/lei lo sia)

Dott.sa Eleonora Salustri

lunedì 18 marzo 2013

L'UOMO NERO

Si usava e, forse si usa ancora, spaventare i bambini con la figura dell'uomo nero. Alcuni penserebbero subito alla paura xenofoba e razzista nei confronti dell'uomo di pelle scura, ma in realtà dietro questa figura si nasconde un'ampia tradizione fatta di esseri oscuri, non meglio definiti nella forma e nell'identità.
Questa fobia è stata inventata ad arte e non crediamo di risolverla con risposte semplicistiche. Si tratta infatti di una fobia molto antica, ancestrale, che nasconde in realtà, non una, ma molte paure.
Per cominciare con la paura del buio o della propria ombra, ingigantita all'occorrenza da un lampione mentre si rientra da soli di notte. La paura del buio che ci investe da bambini prende forma e diventa all'occorrenza il "Babau" di Dino buzzati. Ma questa è una figura tenera che non vuol nuocere a nessuno.
Il Babau di Buzzati è piuttosto un ingombrante presenza paciosa che, scambiata per minaccia, viene uccisa ingiustamente dagli uomini che non sono stati capaci di comprenderla. Vera metafora di tutti quegli incubi che diventano realtà ogni volta che l'uomo non li sa ascoltare e interpretare.
Altra maniera per dire che " il sonno della ragione genera mostri", frase molto cara a Francisco Goya, il quale di orrori e mostruosità ne aveva viste fin troppe nella sua spagna "napoleonica".

Il nero si sa, camuffa, nasconde, è metafora del mistero, dell'ignoto e del crimine. Il nemico numero uno di Topolino non a caso è "macchia nera".


Ma nero è anche il fondo di un pozzo, di una voragine, come nera è la bocca del predatore, del mostro che divora e che cela l'incubo della fine oltre le fauci.
Sono gole mortali nelle quali si sprofonda per non fare più ritorno.
Le gole hanno sempre fatto paura agli uomini fin dalla preistoria, quando non conoscendole ci cadevano dentro. E le grotte erano piene di queste gole carsiche profondissime delle quali non si vede il fondo e dalle quali, una volta caduti, mai più si riemerge.
Non è un caso che l'inferno è stato immaginato come un luogo sotterraneo, una specie di gola nella quale si sprofonda per sempre.







Chi ha inventato questo luogo di dannazione lo ha fatto ad arte. Aveva abbastanza cultura per fare appello ad una paura ancestrale dell'uomo.
La religione cristiana avverte l'uomo che non cammina sulla retta via, che la sua condotta lo farà cadere in questa gola eterna. Ma dimentica di dire che questo spauracchio della gola non è altro che un parallelismo. Se l'uomo preistorico non si avvedeva della gola carsica, anche l'uomo moderno che cammina imprudentemente cadrà prima o poi in qualche grosso guaio.
Ma mettere paura facendo riferimento al solo piano materiale non sarebbe bastato per attrarre milioni di persone alla fede.  (Le religioni si nutrono delle paure ancestrali dell'uomo facendo leva soprattutto sulla morte ).
Allora bisognava inventare un luogo immateriale, un luogo di caduta eterna, come se la morte non fosse già una caduta per sempre.

C' è sempre stato un gran bisogno dei mostri per mettere paura agli uomini e ai bambini.
Ancora oggi la chiesa parla del diavolo per mettere in guardia dalle tentazioni del male, spostando così la responsabilità del male su un essere che ci tenta e non su noi stessi.
Il male in realtà nasce in noi a motivo di qualche lacuna, di qualche istinto che non siamo riusciti a domare e a sublimare. Il diavolo fa comodo, è una figura ottimale per scaricare su di lui tutte le nostre colpe e mancanze.
Basterà essere benedetti, confessati e tutto scomparirà come per magia. L'indulgenza plenaria che cade come una provvidenza sui peggiori serial Killer mafiosi, gli stessi che andando in chiesa, con una preghiera credono di cancellare tutti i delitti più atroci.Ma chi ha un po di cultura sa che il diavolo con le corna non esiste e se indaga un po nell'iconografia scopre subito chi é :




Il Dio Pan

Alcuni sostengono tuttavia di aver visto e addirittura fotografato delle figure nere che si aggiravano per la casa. Sono noti come "spettri ombra" e un nostro conoscente ne ha fotografato uno mentre soggiornava in un Hotel umbro.














mercoledì 13 marzo 2013

LA MACCHINA DEL TEMPO



Una domanda ci ossessiona ormai da anni : la macchina del tempo è stata già inventata ?
Quindici anni fa siamo stati invitati a casa di un signore che affermava di aver conosciuto l'inventore della macchina del tempo. Ovviamente sulle prime non gli avevamo creduto, eppure quell'uomo non sembrava in vena di scherzi. La macchina sarebbe stata utilizzata per un piccolo viaggio nel tempo, giusto per sistemare alcune cose private da parte dell'utilizzatore. Costui aveva l'obbligo di tenerla nascosta e di non rivelarne mai il segreto al mondo. Tuttavia a questo signore invece ha preferito raccontargli qualcosa.
Quest'uomo sosteneva di avere rapporti strettissimi con il Vaticano, di fatto la sua macchina sarebbe stata affidata alla sua morte al vaticano stesso. Il vaticano già possedeva un  altro tipo di macchina detta "cronovisore", ossia una macchina capace di far vedere il passato. Se a molti lettori l'esistenza di questa macchina detta cronovisore potrebbe risultare roba da fantascienza, in realtà noi abbiamo toccato con mano una fotografia che mostra un immagine del cronovisore : un immagine del passato.
Ovviamente il signore di cui dicevamo sopra non ci ha rivelato che quella foto proveniva dal cronovisore.
Ma noi crediamo che quella foto sia stata scattata proprio grazie all'utilizzo di tale macchina. Purtroppo quella fotografia è andata persa e la stiamo cercando. Vorremmo tanto ritrovarla per mostrarvela. Non era un artefatto, non si trattava di fotomontaggio, quella era veramente una foto che mostrava il passato.
Ma adesso torniamo a parlare della macchina del tempo.
Vi pregherei di leggere questa notizia che ho ritrovato su internet e che ha delle straordinarie coincidenze con la nostra esperienza che abbiamo vissuto personalmente.


La notizia ha del sensazionale: in Vaticano verrebbe tenuta gelosamente nascosta una macchina capace di vedere il passato, attraverso una sorta di televisore. Uno strumento scientifico portentoso e fantastico, che potrebbe divenire pericoloso per l'intera umanità: il "cronovisore”, così si chiama la scoperta, captando gli eventi del passato, li farebbe vedere come si sono realmente svolti, svelando anche rischiosi segreti. La macchina sarebbe stata inventata da un ricercatore italiano, padre Pellegrino Alfredo Maria Ernetti, monaco benedettino, conosciutissimo esorcista, musicologo di fama internazionale e scienziato, vissuto a Venezia, nel convento benedettino dell'isola di San Giorgio Maggiore, dove è morto otto anni fa, nel 1994.
A rivelare la scoperta è un libro "bomba" appena pubblicato in Francia, a Parigi, dalle Edizioni Albin Michel: "Le noveau mystère du Vatican" (Il nuovo mistero del Vaticano") del teologo francese padre Francois Brune. Brune è un personaggio assai noto in Francia: professore di teologia, ha pubblicato libri di notevole impegno, accolti sempre con grande interesse anche dalla stampa laica. Il suo nome, come quello della casa editrice, sono una garanzia di serietà scientifica e per questo il volume che ha dedicato al cronovisore ha riaperto congetture e discussioni infuocate, diventando una miscela esplosiva.
Della sconvolgente apparecchiatura aveva già parlato intorno agli anni '70 lo stesso padre Ernetti in numerose interviste e pubblicazioni, e ai suoi allievi di prepolifonia al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia. La scoperta aveva suscitato un putiferio. Da una parte c'erano infatti sostenitori entusiasti: se era possibile rivedere il passato, la macchina avrebbe sciolto definitivamente tutti i dubbi restanti su eventi fondamentali che avevano cambiato la storia del mondo.
Dall'altra c'erano le persone spaventate: il cronovisore poteva rivelarsi uno strumento pericoloso per carpire segreti e mettere a rischio la sicurezza dell'umanità. 
Le discussioni non finivano mai ed erano soprattutto gli uomini di Chiesa i più coinvolti. 
Poi improvvisamente il benedettino si trincerò in un rigoroso silenzio, spiegando che aveva ricevuto ordini in proposito dal Vaticano, l'interesse andò lentamente scemando e dopo qualche anno della “macchina del tempo" non si parlò più.
Il libro di padre Brune rivela fatti inediti, retroscena incredibili, dettagli sconcertanti, indica nomi di personalità al di sopra di ogni sospetto, di scienziati famosi, indica date, circostanze precise, riporta documenti straordinari, lunghe conversazioni con padre Ernetti e il tutto, cucito insieme, diventa una valanga documentale cui è difficile fare opposizione. 
Il volume dimostra con dovizia di prove che il cronovisore è realmente esistito, anche se l’argomento è, a detta dello stesso autore, ai limiti della fantascienza. 
Negli anni '60 un gruppo di scienziati, tra cui padre Pellegrino, sarebbe riuscito a captare le onde visive e sonore del passato concreto ter­restre, con una macchina che sa­rebbe in grado di ricostruire non solo i fatti e i detti della vita di cia­scuno, ma addi­rittura la storia. 
La scoperta parte da un principio di alta fisica: ciascuno dì noi, a mano a mano che passano i secondi, nelle ore, nei giorni, nei mesi e negli anni della vita presente, lascia dietro di sé come una doppia scia, "visiva e sonora", poiché ogni uomo altro non è che energia visiva e sonora. «Tutta la nostra ''fisionomia" -spiega Ernetti nel saggio "Bibbia, teologia; magia e scienza" del 1987- è energia visiva che si sprigiona da noi, dalla nostra epidermide, e tutte le parole che noi diciamo sono energia sonora. Ora, ogni energia, una volta emessa, non si distrugge più semmai si trasforma, però resta eterna nello spazio aereo. Occorrono strumenti che captino queste energie e le ricostruiscano in maniera tale da ridarci la persona o l'evento storico ricercato: quindi noi avremo tutto il presente nel tempo e nello spazio». Con il cronovisore, racconta Brune, il gruppo di scienziati guidato dal monaco benedettino fece ricerche dapprima su Mussolini, poi su Napoleone, quindi passò ad avvenimenti dell'età romana e assistette alla rappresentazione di alcune famose tragedie. Di una di queste, scritta da Quinto Ennio, che si intitolava "Thiestes" della quale si conosceva solo qualche breve citazione, trascrisse l'intero testo come venne recitato a Roma nel 169 a.C., durante i giochi pubblici in onore di Apollo. Padre Ernetti raccontò a padre Brune di aver visto anche tutto lo svolgimento della Passione, della morte e della Resurrezione di Cristo.
Nel suo libro Brune afferma che la macchina, composta da tre gruppi di elementi, si trova “sequestrata" in Vaticano. Padre Ernetti, spaventato dall'importanza incredibile della sua scoperta, si era confidato con i propri superiori e con le autorità vaticane C'era stata una riunione segreta con il papa e poi, di comune accordo, la macchina era stata ritirata e nascosta in Vaticano. A padre Ernetti era stato imposto di non fare più pubbliche dichiarazioni su quell'argomento, ma non gli era stato proibito di parlarne con gli amici in privato. E così aveva confidato tutto all'amico teologo francese. 
Chi scrive ha conosciuto personalmente padre Ernetti, era un sacerdote dotato di grande carisma e umanità. Una persona semplice e onesta, tutta dedita ai sudi studi sulla prepolifonia, sulla pneumofonia e all’attività di esorcista della diocesi di Venezia, carica che ha ricoperto per quasi trent'anni. Non mi ha mai parlato della macchina del tempo. Del resto oggi nessuno ne sa più niente e tutta la vicenda ha assunto un aspetto davvero misterioso. Forse il volume di Brune porterà finalmente alla luce la realtà.

E' semplicemente incredibile constatare una coincidenza :
Quando il misterioso tizio ci mostrò la foto del passato e si fermò a spiegarcela, descrisse che questa era il risultato di una "eco", insomma ci diede una spiegazione non troppo dissimile da quella che abbiamo trovato descritta nella notizia qui sopra riportata.
Il tizio continuava a ripeterci che nulla si perde nell'universo, ma, di ogni evento avvenuto, rimane una eco eterna di ciò che è stato.
Ci aveva in pratica rivelato il principio sul quale si basa il funzionamento della macchina.
Eppure quell'uomo non ci disse tutta la verità, ce la camuffò con un altra storia, forse perché voleva rispettare il segreto e nascondere i reali protagonisti di questa strana storia.
Ma questo lo abbiamo ben capito, abbiamo ben capito che esistono delle persone che hanno accesso alla verità e ce la tengono segreta.
In realtà esiste una cerchia di persone per le quali tutto è manifesto, queste persone fanno parte di un elite. Chi è fuori dal cerchio rimane ignaro di tutto o quasi. Possiamo dire che soltanto pochi uomini al mondo sanno cosa è e cosa non è fantascienza, tutti gli altri vivono da ignari.
Un giuramento lega questo cerchio elitario al segreto, e tutti gli altri sono tenuti a non saper nulla o a ricevere informazioni distorte della verità.
Questi stessi signori si divertono a confondere le acque, a mischiare menzogna a realtà, proprio per rendere arcana, se non dubbia, la verità incredibile che essi conoscono.
Il fatto che queste persone sanno e non rivelano non è tanto sorprendente. Immaginate di sapere sin dalla notte dei tempi realtà incredibili e sconvolgenti e di averne tutto il peso e la responsabilità.
Se ad esempio il rapporto tra potenti ed extraterrestri, per questi soggetti, non fosse una novità, ma una relazione che non conosce soluzione di continuità nell'arco di tutta la storia umana ? In questo caso tale relazione sarebbe una novità soltanto per noi comuni mortali, mentre per loro rimarrebbe soltanto semplicemente routine.
Anche le profezie non sarebbero una grande novità se queste non fossero altro, in realtà, che programmi o eventi che loro possono vedere grazie al cronovisore. Vi mostreremo ad esempio quanto le cosiddette carte degli illuminati realizzate nel 1981 mostrano eventi storici che sono accaduti soltanto in seguito. Una vera prova pratica che quello che stiamo descrivendo non è così campato in aria. 


Questa carta ad esempio mostra l'attentato alle torri gemelle del 2001. Quando fu stampata era il 1981. Come abbiamo visto una canzone dei Rem degli anni '80 parla già dell'attentato alle torri.

Qualcuno potrebbe invocare la coincidenza, allora dovrebbe spiegarci perchè nelle carte c'è anche l'altro attentato del 2001, quello al pentagono.
Le carte preannunciano anche il terremoto del giappone, come mostra questa carta con la Waco Tower ( torre situata nella città di Tokyo ) che cade in pezzi.
Come facevano a sapere che un terremoto e uno tzunami avrebbero colpito il Giappone mostrando di conoscerne anche i particolari ? come ci dimostra questa carta in cui l'onda anomala sta per investire una centrale nucleare, ciò che è puntualmente accaduto con Fukushima.



Ancora, queste carte non fanno mistero del rapporto che i governi hanno con gli extraterrestri :



Mostrando anche il fenomeno dei crop circle



lunedì 11 marzo 2013

LEGGENDE METROPOLITANE : JACK LAMETTA

A chi non è capitato di sentirsi raccontare una leggenda metropolitana ? Ne esistono di svariate e di vari generi, ma alcune sono tratte da fatti di cronaca realmente avvenuti.
Ad esempio la leggenda del pazzo che si divertiva ad applicare delle lame di rasoio sugli scivoli delle piscine pubbliche trae origine da un fatto di cronaca risalente al 1983 : Jack Lametta.

Jack Lametta 




Avevo soltanto otto anni quando nella periferia di Roma si aggirava questo pericoloso maniaco. Mia madre era da poco rimasta vedova ed era costretta ad andare tutti i giorni in una zona di Roma notoriamente frequentata dal pazzoide. Ricordo di aver passato con terrore quel periodo. Ogni tanto si sentiva la notizia di una donna sfregiata e tutte le strane vicende sul suo conto mi facevano semplicemente rabbrividire.
Per esempio si raccontava che prima di colpire immergesse le sue lamette nella vernice, dicevano che così trattate sfregiavano di più.
Tutti speravamo ardentemente nel suo arresto, ma giravano storie che spiegavano gli incredibili motivi per cui era difficile prenderlo. Si diceva che corresse velocissimo, più di un motorino. Quindi, se la polizia lo individuava a piedi o in macchina, non riusciva mai a prenderlo. Di fatto egli spariva nel nulla nemmeno fosse un fantasma.
Alcune donne dicevano di camminare in coppia per evitare di essere aggredite. Siccome era noto che Jack colpiva le sue vittime arrivando da dietro, queste donne che uscivano di casa soltanto in coppia, raccontavano di aver preso l'abitudine di camminare con l'amica che si guardava costantemente indietro.
Sebbene anche gli uomini avessero paura di questo tizio e anche noi bambini, Jack colpiva soltanto le donne.
Per qualche suo arcano motivo, le odiava al punto da volerle colpire in viso, in maniera di sfregiare per sempre la loro bellezza.
Poi venne arrestato e di lui non si seppe più parlare almeno fino al 1995. In quell'anno tornò a sfregiare due altre giovani donne, sempre nella periferia di Roma.
Dopo aver colpito con il suo taglierino una ragazza disabile e anche due giovani su un motorino, il maniaco fu intercettato da una volante della polizia e fu condotto in carcere.
A segnalarlo sono stati appunto i due giovani sul motorino, uno con il viso sfregiato e grondante di sangue.
Era la prima volta che Jack colpiva anche il genere maschile.
Portato in questura la polizia scoprì che si trattava di un pazzo, uscito da uno dei tanti manicomi appena soppressi per ordine del governo. Probabilmente era lì che Jack era stato in tutti questi anni, da quando cioè era scomparso dalle strade negli anni '80.
Ora quella legge che chiudeva gli istituti manicomiali l'aveva rimesso temporaneamente in libertà, libero di colpire di nuovo le sue vittime. Libero si, ma per poco : infatti Jack non era più il veloce e imprendibile pazzoide degli anni ottanta. Visibilmente invecchiato e debilitato dall'esperienza manicomiale, la sua stagione era giunta al termine con quella cattura.
Ora dobbiamo sperare che il vecchio Jack non esca dal carcere per tornare a colpire di nuovo. Si, il vecchio Jack ora sarebbe un pazzoide sulla sessantina, forse odia ancora le giovani donne, forse vuole ancora sfogare la sua rabbia. Non sappiamo nulla del suo destino successivo al suo arresto.
In ogni caso io quando vado a Roma mi guardo intorno, non si sa mai ! Jack non è una leggenda metropolitana, esiste davvero !





sabato 9 marzo 2013

UFO E ALIENI FATTI IN CASA

Su internet è possibile trovare foto di alieni e di dischi volanti assolutamente prodotti in casa o da qualche artista assolutamente bravo nell'utilizzare il gesso, la resina o altri materiali.

ad esempio ammirate questo fantastico ufo cromato realizzato con l'uso di varie borchie di automobile, non sembra assolutamente reale?

e questo ufo crash ? ma si dai stavolta è reale !

si si certo ! come no ! e gli alienini presi nell'ovetto kinder ?

Va bene ! ma almeno questo alieno nella neve sarà vero ! no ?

decisamente no. Come vedete è un modellino in resina, la neve e la foto sgranata a bassa risoluzione hanno contribuito a farlo sembrare reale, ma è un chiaro trucco di chi intendeva farci credere nell'alieno morto nella neve.

Ma questo si che è reale ! guardate che realismo ! si si questo è reale, c'è pure il men in black in fondo.

Ma...ma non stava sul lettino ? come mai è finito all'obitorio ? Guarda come si vede qui che è di plastica !
incredibile !

Questo poi ! Questo se lo potevano risparmiare, sembra uscito da una pasticceria ! che dite gli occhi saranno di marmellata ? Glassato praticamente !

Bello questo cranio alieno fatto in resina ! Lo vado subito ad acquistare al primo negozio di giocattoli che trovo.

ah, questo qui è reale, me lo sento ! si si !

ma come ? ha lo stesso buco di forma identica anche dall'altro lato, che coincidenza ! Ah no, giusto ! scusate, la foto è ribaltata. Ma allora l'alieno morto nella prima foto dov'è finito ?

Miscredenti che non siete altri ! visto che vi ho trovato la prova inconfutabile che gli alieni, non solo esistono, ma sono tenuti nascosti sotto vetro dal governo americano !
Miscredenti !!! si si ! miscredenti !

Ma..ma...oh no ! pure questo ! ma non stava sotto vetro ? Non era in bianco e nero. Così a colori si vede che è di plastica. Guarda ha anche altri modellini nella vetrina dietro !

Ha fatto pure il figlioletto nel passeggino ! ma che bravo artista ! Mi chiedo con chi l'ha fatto il figlio !

Ah ecco con chi, ma è chiaro ! con questa qui ! allora è un ibrido !

Però siete antipatici ! Almeno il ringraziamento per la fatica che ho fatto a trovare le foto. Io ce l'ho messa tutta per trovare una foto di un alieno autentico su internet.
Il risultato è stato...

MI SA CHE SIAMO SOLI NELL'UNIVERSO !


giovedì 7 marzo 2013

IL DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITA’


Come vi abbiamo già annunciato, vi proponiamo l'articolo che tratta del disturbo borderline della personalità a cura della Dott.sa E. Salustri.


IL DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITA’

“A volte l’unico modo per rimanere sani di mente è diventare un po’ pazzi”
Susanna Kaysen, “La ragazza interrotta”


Nella nostra società si sente spesso parlare del disturbo borderline di personalità. Da molti viene definito come il disturbo del millennio, lo specchio oscuro della nostra società.

Le caratteristiche del disturbo sono molte, possiamo trovare l’individuo avente la costante paura dell’abbandono, quello che ha delle relazioni instabili caratterizzate dall’alternanza tra gli estremi di iperidealizzazione e svalutazione, chi abusa di sostanze per non pensare al vuoto che ha dentro causato dal non riuscire a scindere la realtà dalla finzione.

Se dovessimo dare una prima definizione, tornando indietro nel tempo, dobbiamo necessariamente citare Dante e, precisamente, alcuni versi del V canto dell’Inferno:

Bufera infernal che mai non resta,
Mena gli spirti con la sua rapina:
Voltando e percuotendo li molesta, (….)

Di qua, di là, di giù, di su li mena;
Nulla speranza li conforta mai
Non che di posa ma di minor pena

Varie correnti di pensiero ruotano intorno alla causa della comparsa del disturbo borderline di personalità. 

Sono molti i teorici e gli psicanalisti sostenitori della teoria secondo la quale il disturbo dipenda da un conflitto generatosi nei primi anni di vita, ma vi sono anche coloro i quali sono convinti che alla base ci sia un deficit. 
Il ruolo del deficit influisce definitivamente nelle capacità metacognitive, cioè nelle capacità di distinguere apparenza e realtà, di pensare attraverso il  proprio pensiero, di formarsi una "teoria della mente" come viene definita da Fonagy.

Altre  teorie  psicoanalitiche sostengono  invece  che  il  disturbo centrale della personalità borderline è derivato non da un conflitto, ma da un deficit nella rappresentazione interna  della  persona che fornisce le cure, causato da gravi incapacità di tale persona, generalmente la madre, a sintonizzarsi con i bisogni di sostegno e protezione del bambino. A causa del deficit, il paziente non ha la capacità di richiamare alla mente, nei momenti di stress emotivo, immagini tranquillizzanti: ne deriva una estrema vulnerabilità alle esperienze dolorose di paura, vergogna, solitudine e abbandono (Adler, 1985). 
Esistono poi teorie psicoanalitiche che sembrano porsi in una posizione di equilibrio fra le opposte tesi del conflitto e del deficit. Queste teorie implicano un deficit nell’accoglimento, da parte della madre, dei bisogni di autonomia ed individuazione che il bambino manifesta intorno ai due anni, ma anche un conseguente conflitto fra bisogni di autonomia e bisogni di protezione (Masterson, 1972). 

Questo processo unitario è noto come disorganizzazione dell’attaccamento. 
Sono molti gli articoli che parlano delle varie teorie eziopatogenetiche sulla nascita del disturbo, mentre noi, con questo articolo, vogliamo approfondire solamente un aspetto fondamentale: la famiglia.

È importante capire come un disturbo che interessa una vasta percentuale di popolazione (circa l’8 %) possa, in particolar modo, derivare dal nucleo familiare in cui l’individuo si forma.

La famiglia è sempre stata il punto cardine per la crescita fisica e psichica di qualsiasi bambino, il porto sicuro nel quale tornare ogni volta che sorge qualche problema, che si cerca un consiglio o un supporto.
Ma come evolve la crescita di un individuo nel momento in cui, all’interno della famiglia, ci sono dei problemi?

Si può valutare come la famiglia di origine dei pazienti con DBP contribuisca all’insorgenza del disturbo nel figlio. Il bambino tende ad assimilare, a fare propri i problemi che ci sono nel suo nucleo familiare e a cercare di introiettare tutto al suo interno.

Se la madre durante il periodo di formazione psichica del bambino si definisce come unico punto importante della sua vita, di conseguenza, una volta adulto, l’individuo avrà dei sentimenti contrastanti al suo interno: da una parte vorrebbe lasciare il nucleo familiare e crescere autonomamente, dall’altra parte si considererà come una persona cattiva e traditrice, vivendo con la costante paura di aver abbandonato la madre e di essere abbandonato a sua volta da qualsiasi altra persona che incontrerà durante la sua crescita.
Per dare qualche delucidazione possiamo dire che nelle famiglie litigiose, determinate da angoscia persecutoria, vissuta da tutti i membri e prevalentemente l’uno contro gli altri, si generano difficoltà di comunicazione anche verso l’esterno. Queste difficoltà influiscono talmente tanto nell’individuo al punto di essere caratterizzato da un iposviluppo di coerenze ed incoerenze relazionali, depressione e tutti quei sintomi che possono sfociare in disturbi di alcolismo.

Va detto che lo sviluppo del bambino borderline, in questo caso come in molti altri, avviene all’interno della famiglia appena descritta che è  formata da uno o entrambi i genitori con disturbo borderline di personalità.
Per fare un altro esempio possiamo prendere in considerazione la famiglia disorganizzata, sempre con genitori aventi personalità borderline, nella quale è presente la rottura, a vari livelli, dei legami familiari e forme di relazione instabili ed alternati.

L’individuo che si sviluppa all’interno di tale nucleo presenterà, sicuramente, il disturbo borderline.

Si può dunque affermare che la famiglia influenza in maniera decisiva il manifestarsi del disturbo e che risulta essere un caso raro la presenza di un individuo con disturbo borderline all’interno di un nucleo familiare sano.
Studi nelle famiglie con DBP mostrano che i parenti di primo grado, come fratelli, genitori e figli delle persone trattata con DBP, hanno una probabilità dieci volte maggiore rispetto alle famiglie affette da schizofrenia o disturbo bipolare.

Tutto ciò sembra quindi convalidare la tesi secondo la quale la famiglia di appartenenza sia “predisposta” anche se il disturbo non è ereditabile.
Infatti lo sviluppo del disturbo dipende anche dal rapporto che l’individuo ha con la società e dai traumi infantili (abusi sessuali e/o fisici).
Per concludere preciso a sottolineare che il DBP non è ereditabile quindi può essere curato sia dal terapista che dalla famiglia.
In particolare quest’ultima potrebbe agire secondo un’azione preventiva cercando di non aumentare lo sviluppo del disturbo.
Prima di tutto è necessario, da parte dei genitori, prestare attenzione alle problematiche del bambino che inizia a crescere.
Confrontarsi con altri genitori sui problemi dei propri figli può essere un aiuto fondamentale.

Invogliare il proprio figlio a iniziare autonomamente la propria vita è altrettanto utile a fargli perdere la paura di abbandonare il nucleo familiare.
Proprio la rassicurazione sull’impossibilità di essere abbandonati è l’ultimo, ma non meno importante, fattore per aiutare l’individuo.
Ripetere costantemente che non sarà mai solo è un grandissimo aiuto che lo spingerà ad iniziare il suo percorso da “adulto” in un clima sano.
È infine importantissimo dire che non bisogna avere timore, paura o vergona ma è necessario rivolgersi ad uno specialista nel momento in cui si possano avvertire strani sintomi nel proprio figlio.

Dott.sa Eleonora Salustri